Recentemente un amico appassionato di Storia mi ha
raccontato una “versione” delle imprese di Attila che mi ha fatto riflettere
ancora una volta sul modo in cui le convinzioni influiscono sulla nostra vita.
La maggior parte delle persone, io per prima, pensando ad
Attila, collega automaticamente il suo nome all'etichetta: “flagello di Dio”, perché a scuola e la storia conosciuta ci hanno insegnato
che quest'uomo era uno spietato e violento conquistatore e che razziava i poveri
abitanti del tardo Impero Romano.
Roberto, il mio amico, mi ha spiegato che i successi delle estese
conquiste di Attila e del suo esercito di soli 25.000 uomini non risiedevano
nella forza militare, ma nel consenso delle popolazioni invase.
Riassumendo brevemente, a quel tempo, l’Impero Romano era in piena
decadenza e il sistema statale si dedicava esclusivamente a lotte di potere ed
a spremere fiscalmente i poveri cittadini, dai quali prelevava circa il 70% del
loro reddito…..
Attila invece proponeva una tassazione di circa il 25%,
cosa che ha spinto la classe produttiva a sottostare agli Unni.
Il governo imperiale, oltre ad un’imposizione fiscale
folle e deleteria per l’economia, si premurava solo di mantenere le rendite e i
privilegi dei nobili e del clero, i quali erano esenti da qualsiasi tipo di
tassazione….
Pertanto, la definizione di Attila come personaggio
negativo è il frutto di scrittori o letterati che appartenevano alla nobiltà e
al clero, per i quali l’arrivo degli Unni è stato davvero un flagello…
Del resto non è il primo caso dove, chi
detiene il potere scrive la storia, e le masse seguono senza porsi domande. Ho scoperto inoltre che in Ungheria, Attila è considerato una figura positiva e un
padre della patria.
Prima di conoscere queste motivazioni, anch’ io ero
convinta che Attila fosse una figura nera, negativa, sanguinaria e terribile ma
avendo avuto accesso a nuove informazioni ho iniziato a “rivedere” la mia
originaria opinione e a “rivalutare” la figura di questo personaggio storico.
Per ulteriori approfondimenti su questo argomento, Roberto
mi ha suggerito di leggere i libri di Marco Della Luna (scrittore e avvocato),
in uno di questi infatti parla proprio della storia sopra riportata.
Tornando a noi e proseguendo il discorso sulle convinzioni già proposto in articoli passati, vi suggerisco ancora una volta l’uso di
domande come strumento, per “trasformare” le credenze che ci bloccano e che ci
limitano nel nostro vivere ed esprimere i nostri talenti, sogni, desideri.
Se vi accorgete che qualcosa “non va”, “non vi convince” o
che non state esprimendo appieno voi stessi, se vi sentite “infelici” in
qualche modo, il primo passo da fare è osservarsi, e rimanendo presenti a sé
stessi, chiedersi:
“Come so che è così?”
“Come so che questo è vero?”
“Da chi l’ho imparato?”
“Quando?”
“Ricordo qual è stata la prima volta che mi sono sentito/a
così?”
“Cos’era successo?”
Il passo successivo è quello di verificare se le cose stanno
veramente come noi pensiamo.
Come?
Cercando nuove informazioni, chiedendo a chi, secondo noi,
non possiede i nostri limiti o blocchi e che ammiriamo o cerchiamo di imitare,
per sapere come fa, cosa pensa, cosa si dice, cosa prova dentro di sé,
comprendendo in questo modo che anche la nostra vita può essere trasformata e
degna di essere vissuta.
Oppure guardando e ascoltando le testimonianze di chi a
prima vista ha meno di noi, di chi apparentemente è stato beffato dal destino ma
affronta la vita con passione, grinta, dignità e gratitudine.
Ecco un esempio nel video di cui vi allego il link:
Ci vuole intenzione e pazienza, non è facile ma è possibile,
basta volerlo.
Buon visione e buon lavoro.
Milena
Milena
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