Qualche
tempo fa ho pubblicato un articolo intitolato “percorso di coaching”
dove spiegavo quali erano i vari step che caratterizzavano un
percorso di coaching.
Oggi
vorrei parlare più nello specifico dell’ostacolo
da rimuovere
o la situazione
che blocca,
rallenta o devia totalmente il raggiungimento dell’obiettivo
desiderato.
Ogni
percorso di coaching è una scoperta delle potenzialità e
dell’unicità di un individuo.
Ogni
persona è un Universo a sé, pertanto la definizione di ostacolo
sulla quale andiamo a lavorare, cambia a seconda del tipo di persona
con cui vengo in contatto.
I
termini più usati sono: problema, blocco, limite, ostacolo,
resistenza, difficoltà e tanti altri.
Purtroppo
quando siamo emotivamente coinvolti in una situazione difficile e
limitante fatichiamo ad analizzarla, e, ai nostri occhi, quella
situazione diventa un problema impossibile da risolvere.
La
bella notizia è che, partendo dalle sensazioni che negano ogni
possibilità di riuscita, e andando ad analizzare nel dettaglio i
vari settori in cui si divide l’esistenza di ogni individuo, la
realtà è diversa e sempre migliore di quella che ci prospettavamo
inizialmente.
Nei
casi più estremi, mi sento dire: “il problema è che la mia vita
va male” o “nella mia vita non c’è nulla che va per il verso
giusto” o “è tutto sbagliato”, ma ce ne sono molte altre.
Cosa
fare
Scrivere
l’affermazione/problema, esempio: “la mia vita va male”.
Partendo
da questa definizione, domandarsi:
“cosa va male nella
mia vita?"
e
se non arrivano le risposte, passare in rassegna i vari campi della
vita:
la
salute,
la
famiglia,
il
lavoro,
le
amicizie,
lo
studio,
le
passioni.
Domandarsi:
“sono in salute?”, “vado d’accordo con la mia famiglia, amo i
miei figli”, “il lavoro che faccio mi soddisfa?”, e così via.
Scandagliando
settore per settore, ci si rende conto che, effettivamente, non va
tutto male e facendo questa rassegna, è possibile identificare il
reale problema che non è “la mia vita va male”, ma magari “non
ho amici”, “non so fare una data cosa”, “non vado d’accordo
con mia suocera”.
Anche
questi sono temi importanti ma il problema di partenza, dove tutta la
vita andava male, risulta già ridimensionato.
Le
tre trappole
Spesso
la percezione del problema che attraversa la nostra vita assume tre
caratteristiche principali a cui dobbiamo prestare attenzione:
Trappola
numero 1
- il problema è personale,
intimo: “sono io che sono sbagliato”
Trappola
numero 2 –
il problema è pervasivo,
ovvero invade e domina altri aspetti della vita o della giornata:
“dato che sono sbagliato, sbaglio in tutto quello che faccio”
Trappola
numero 3
– il problema è permanente,
ovvero continuerà sempre: “sarà così, perché è sempre stati
così e non cambierà mai”
È
facile cadere in queste tre trappole del nostro dialogo interno.
Prova
solo ad immaginare le volte in cui magari hai sbagliato a fare una
cosa, e preso dallo stato di nervosismo o tristezza, lo hai riportato
in altri ambienti diversi da quello in cui si è generata la
situazione, negandoti ogni possibilità di uscita.
Per
esempio, un giorno fai una manovra sbagliata con la macchina e rovini
la carrozzeria. Inizi a pensare che sei proprio un imbranato
a guidare. Presa da questo sconforto, la tua mente va a ricercare
altri momenti in cui ha commesso simili sbagli e ti deprimi o
innervosisci ancora di più. Ci pensi ancora un po’ e arrivi a
pensare che sbagli a fare tutto, e dato che è sempre stato così per
te, sarà sempre così.
Sembra
che sto esagerando,ma ti assicuro che tante volte mi è capitato di
trovare persone imprigionate in ragionamenti simili.
Uscire
dalle trappole
Per
uscire immediatamente dalle tre trappole che ci siamo costruiti e
dove ci siamo altrettanto abilmente infilati, occorre sovvertire il
dialogo interno da noi stessi innescato.
Trappola
numero 1 (Problema
personale)
- domandarsi subito “sono
io che sono sbagliato oppure è stata la manovra sbagliata con la
macchina?”.
È
possibile che tu non abbia visto l’ostacolo, oppure è scivolato il
piede dalla frizione, o ti sei spaventato per qualcosa che è
successa improvvisamente.
La
prossima volta ti basterà prestare più attenzione prima di muovere
la macchina, tirare il freno a mano se senti che il piede sta
scivolando o non usare più quel tipo di scarpe.
Uno spavento può capitare a tutti, se qualcosa
che non ti aspetti ti sorprende.
Trappola
numero 2
(Problema pervasivo)
- domandarsi “è
così veramente?, tutte le volte che prendo la macchina faccio un
incidente?.
In tutte le aree della mia vita combino solo guai o sto esagerando?”.
Trappola
numero 3 (Problema
permanente)
- chiedersi “come
faccio a sapere che sarà così per sempre,
visto che non è vero che ogni volta che prendo la macchina faccio
incidenti”
L’obiettivo
dell’uso di queste domande è mettere
in discussione il tuo dialogo interno
e iniziare a dubitare che sia veramente così fallimentare quello che
sta accadendo.
Nel
momento in cui inizi a dubitare di qualcosa, anche la tua sensazione
cambia e le immagini che mentalmente proietti su te stesso e le tue
capacità cambiano.
Attenzione,
questo funziona sia in positivo che in negativo, per cui fai molta
attenzione alle cose che ti dici e che pensi di te stesso.
Allenati
consapevolmente a mettere in discussione ciò che non ti piace di te
stesso e nella tua vita.
All’inizio
non è automatico ma lo puoi fare. Non è facile, se siamo abituati a
dirci cose che ci coinvolgono in una spirale discendente, ma è
possibile perché sei tu che scegli cosa pensare di te stesso e cosa
dire a te stesso in ogni istante della tua vita.
Quando
lavoro su questo tipo di problemi, invito a compilare un foglio da
tenere in tasca, in borsa, in macchina o nel portafoglio, con le
domande chiave per uscire dalle trappole.
In
questo modo abituiamo e alleniamo il nostro cervello a mettere in
discussione fin dall’inizio il dialogo interno se negativo, fino a
quando non ci siamo abituati a farlo in automatico e in modo del
tutto naturale.
Provaci
anche tu e, se vuoi farmi sapere come è andata, lascia un commento.
Se
vuoi invece saperne di più o ritieni di non riuscire a realizzare da
solo questo lavoro, non ti preoccupare, contattami e lo faremo
insieme.
bell'articolo Milena. Concordo che non è facile scardinare (almeno per me) un meccanismo che tende ad inserire il pilota automatico. Ultimamente ci sto riuscendo (non sempre) comunicando a questo meccanismo "SCENDI CHE ORA GUIDO IO". :-D ed in questo modo la presa si allenta e cominci a vedere delle possibilità/opportunità che prima non consideravi. L'importante è tradurre sempre in azione (possibilmente immediata) quello che ti sei prefisso nella testa, senza procrastinare, altrimenti sei fregato !!
RispondiEliminagrazie Marco. Ti ringrazio per il tuo commento e per il tuo contributo. Nella tua metafora "scendi che ora guido io" rendi un'immagine precisa di quello che ognuno di noi dovrebbe fare, possibilmente, sempre. Io per prima affermo che non e' facile(ma come mi piace aggiungere) e'possibile.
RispondiEliminaL'azione poi di cui tu parli e' FONDAMENTALE.
Ti aspetto ancora sul mio blog.
Un forte abbraccio.
Milena