Siamo
guidati dalla realtà o dalla percezione della realtà?
Ieri
pomeriggio mi trovavo nel parco dove amo andare a leggere e
riflettere non appena il sole e la stagione lo permette. Ero seduta
su una panchina di legno con il sole che mi scaldava il viso e
ammiravo gli alberi, il prato ricoperto di piccoli fiorellini, i
viottoli in terra e sassi.
Mentre
ringraziavo di quel momento di pace completamente dedicato a me
stessa, sentivo che stavo creando e vivendo una realtà che
apprezzavo.
Ad
un certo punto, sono arrivati un papà e una bambina di 5 o 6 anni, i
quali hanno iniziato a passeggiare finché si sono fermati sotto un
bellissimo albero pieno di fiori dove molti petali erano caduti a
terra. Voltandosi verso il padre, la bimba ha gridato: “Papà,
quanti petali. Sembra il paese dei fiori”.
Ho
interrotto la mia lettura e ho iniziato a sorridere in direzione
della coppia, riflettendo sulle parole di quella bimba e pensando: “…
il paese dei fiori, bella la realtà di quella bambina……”. La
piccola nel frattempo rideva, cantava non appena vedeva una farfalla
e saltava allegra e spensierata. Io sempre più affascinata e
divertita cercavo di immedesimarmi nella realtà che stava vivendo
quella bambina.
Poco
dopo, la bambina ha chiesto al padre se poteva avere un rametto
fiorito della pianta che stava ammirando ma il padre le ha risposto
che se toglieva il ramo, poi l’albero avrebbe sentito tanto dolore
e avrebbe pianto… la risposta di questo papà mi ha spinto ad
immaginare allora la realtà del padre: “Totale rispetto per la
natura e voler dare il buon esempio alla figlia? O paura di prendere
una multa visto che il parco è un orto botanico con piante rare?”
Ho
sorriso all’idea della seconda ipotesi, ma ho scelto di credere che
abbia voluto dare il buon esempio che è stato immediatamente
confermato dalla pazienza, attenzione e cura con il quale rispondeva
alle diecimila domande della piccola. Il mio pensiero è stato che la
realtà di quel padre era di trascorre tempo di qualità e di dare la
sua completa attenzione alla figlia.
Ad
un certo punto, è arrivato un uomo, che visibilmente di malumore, ha
iniziato a lanciare improperi e parolacce. Si lamentava del fatto
che con questo clima instabile era sempre malato, starnutiva e si
soffiava il naso continuando a lagnarsi e arrabbiandosi così ancora
di più. Automaticamente, ho continuato il mio esame delle realtà
altrui e ho portato la mia attenzione sulla realtà di quel signore
fatta di lamentele, rabbia, disagio, malumore e fastidio.
Egli
non vedeva la pace della mia realtà, non vedeva la gioia del paese
dei fiori della piccola bambina e il momento di adorazione del padre
della piccola ma la sua realtà fatta di cose spiacevoli.
Mi
sono venute in mente allora le parole di Anthony Robbins:
“Non
siamo guidati dalla realtà ma
dalla nostra percezione della realtà.”
Non
è la realtà oggettiva che ci guida ma quello che noi interpretiamo
di quella realtà.
In
uno stesso luogo e tempo ci siamo ritrovati in 4 persone: una
ragazza, una bimba con suo padre e un uomo, ma ogni persona, in
quello spazio/tempo ha vissuto la propria realtà in modo diverso e
del tutto soggettivo.
Ognuno
consapevolmente o inconsapevolmente in quello spazio/tempo ha
costruito e vissuto la propria esperienza interpretandola come realtà
e arrivando così a definirla più o meno piacevole.
Questa
esperienza mi ha ricordato il percorso che ho fatto verso il
cambiamento, quando cominciai a lavorare sull'analisi
della realtà.
Questa è la mia terza
risposta
ovverosia il
terzo passo verso la mia spinta
al cambiamento
.
Ho
iniziato ad esercitarmi scegliendo consapevolmente di dare il
migliore significato possibile agli avvenimenti che mi capitavano
nella vita, imparando a non giudicare una diversa realtà, negativa o
diversa dalla mia, che nello stesso momento e nello stesso luogo
altre persone stavano vivendo.
Ho
imparato a restare in silenzio, a distaccarmi per osservare cosa
accade alle altre persone, ed infine ad immedesimarmi in loro per
cercare di comprendere cosa le spingeva ad essere più o meno felici,
più o meno soddisfatte, più o meno in pace.
Mi
auguro che questo contributo della mia personale esperienza ti possa
essere di stimolo per avere un nuovo o ulteriore punto di vista da
cui iniziare ad analizzare la tua realtà e quella degli altri.
A
presto
Milena
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