Angry birds contro la sensazione di mobbing

Marcella ha trovato un lavoro a tempo indeterminato presso un’azienda del milanese. È felice e grata di avere un posto fisso e uno stipendio tutti i mesi, ma le colleghe la trattano male.
 
Qual è il problema?
Quando Marcella entra in ufficio al mattino non la salutano, non la invitano in pausa con loro, ridacchiano alle sue spalle, le parlano con sufficienza e le prestano scarsa attenzione quando chiede aiuto.
È la nuova arrivata, non può ribellarsi e non sa come difendersi. È il suo primo impiego ed è la prima volta che affronta il mondo del lavoro.
Ha raccontato alla sua famiglia quello che le sta succedendo ma non ha trovato aiuto. Si è solo sentita rispondere che è fortunata ad avere un posto fisso, che deve portare pazienza e che molti giovani, oggi, non riescono nemmeno a trovare uno straccio di impiego, mentre lei deve considerarsi una privilegiata….
Le chiedo se c’è stato un evento particolare di cui è stata protagonista e che abbia scatenato questi attacchi nei suoi confronti. Non le viene in mente nulla. La invito a riflettere bene e di prendersi del tempo per analizzare il suo comportamento nei confronti di tutti i colleghi e superiori, o nei confronti di persone esterne con le quali lei ha interagito. Marcella si sente a posto.
Decido di indagare meglio e voglio sapere chi in ufficio, nello specifico, la tratta male. Partiamo dalla risposta d’impulso: “tutti”, per arrivare a “tre”, colleghe.
Chiedo se ha mai cercato un contatto con queste persone, e lei mi dice che, onestamente, non l’ha fatto ma “loro hanno qualcosa che non le piace”. Insisto! Desidero conoscere i passaggi e le azioni che Marcella mette in atto per arrivare a stare male e a dire che quelle persone hanno qualcosa che non va.
Riflette per diversi minuti e poi mi spiega che quando vede le tre colleghe o immagina di vederle, lei sa che la tratteranno male e prova frustrazione e angoscia. Il suo volto assume un’aria di tristezza e il tono della sua voce si fa più basso.
Riassumendo, lo schema si compone in questo modo: la vista reale o il solo immaginare di vedere le colleghe, scatena un dialogo interno che dice più o meno così: “ora mi tratteranno male” e questo dialogo interiore genera uno stato emotivo di frustrazione, agitazione e ansia. Marcella mi conferma che è esattamente così che le succede.

 
Come posso aiutare Marcella?
Per prima cosa, ho bisogno che Marcella cambi stato emotivo.
Seconda cosa, la soluzione deve essere semplice e di facile utilizzo.
La prima volta che ho incontrato Marcella stava giocando con il suo smartphone ad angry birds: un videogioco che ha lo scopo di lanciare alcuni uccelli di vario genere contro una serie di maialini verdi per distruggerli.
Iniziamo a parlare di angry birds e scopro che la diverte e rilassa allo stesso tempo. Le chiedo di giocare mentre mi spiega come funziona. Mentre gioca inizia a sorridere, si diverte e io con lei. Più lei si diverte, più io raggiungo il mio scopo: farla staccare dallo stato negativo di qualche minuto prima e portarla in un altro più felice.
Il fattore scatenante del malessere di Marcella era la vista reale o immaginata delle colleghe. Mentre gioca le dico di sostituire l’immagine dei maialini con l’immagine di una delle colleghe che la tratta male. Marcella impiega qualche minuto per trasformare nella sua mente, la faccia del maialino con quella della collega, ma alla fine scoppia a ridere e mi dice che vede realmente la sua collega come un verde e tondo maialino.
Le chiedo di mettere in pausa il gioco e di pensare al giorno dopo quando entrerà in ufficio e inevitabilmente incontrerà la “collega maialino”, e di notare come ora cambiano le sue sensazioni. Lei scoppia a ridere. Le chiedo di sostituire il suono della voce della collega con il suono del maialino che esplode e di apportare altre modifiche a suo piacimento per rendere ancora più divertente la nuova immagine.
Propongo la stessa sostituzione con le rimanenti colleghe, scegliendo di sovrapporre l’immagine con quella degli altri personaggi del gioco.
Marcella continua a ridere, ora ha le lacrime agli occhi per il divertimento e non più per la tristezza che provava mezzora prima. Rifacciamo l’esercizio per tre volte, allo scopo di automatizzare il meccanismo di sovrapposizione delle immagini. L’emozione che scaturisce dalle nuove immagini è così divertente che le raccomando di non ridere in faccia alle colleghe l’indomani mattina….
 
La vittoria:
Marcella mi chiama subito il giorno dopo. Mi racconta che è arrivata al lavoro e l’idea di vedere le sue colleghe l’ha messa in stato di angoscia, di tristezza e agitazione, insomma, non era cambiato nulla…..
… ma… la sorpresa è stata la sua reazione quando le ha realmente incontrate. Automaticamente agli occhi di Marcella, sono comparsi tutti i personaggi di angry birds e un enorme sorriso le si è impresso sul viso. Per non scoppiare a ridere, ha detto la prima cosa che è venuta in mente:“ciao” ma con un sorriso e una luminosità tali da sorprendere a sua volta le colleghe che hanno risposto al suo saluto.
Mi ha poi raccontato che sembrava fosse accaduta una magia, c’era un’energia diversa tra loro. Lei ha iniziato a porsi in modo naturalmente diverso nei confronti delle tre colleghe e anche loro hanno iniziato a modificare il loro atteggiamento. Era scioccata perché per settimane si è sentita vittima innocente e voleva che le sue colleghe cambiassero atteggiamento nei suoi confronti.

Considerazioni finali:
Gandhi diceva che devi essere tu stesso il cambiamento che vuoi vedere nel mondo: Marcella l’ha fatto.
Si è creata una nuova realtà (colleghe=personaggi angry birds), proponendosi di conseguenza con uno stato emotivo diverso nei loro confronti (le ha salutate con un sorriso sincero e aperto). Il nuovo stato emotivo ha prodotto automaticamente un cambiamento nella percezione (stupore, apertura, sorpresa) e nel comportamento di chi le stava intorno.

Se anche tu stai vivendo una situazione come quella di Marcella, domandati cosa puoi fare Tu per ottenere il cambiamento che vuoi vedere nella tua vita.
Se la risposta non arriva, contattami, la cercheremo insieme, la troveremo e tu alla fine vincerai.


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2 commenti:

  1. Complimenti bellissimo articolo!
    Da coach a coach : hai fatto un'ottimo lavoro!!!

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  2. Grazie Lorena. Apprezzo molto il tuo complimento.

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